a cura di Emiliana Alessandrucci – Presidente CoLAP Nazionale
Il ddl sul lavoro autonomo ovvero “Disegno di legge recante misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” appena approvato (9 Marzo) in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, è ora in discussione al Senato, per ultimo passaggio, prima dell’approvazione definitiva.
Il provvedimento nasce da una richiesta che il CoLAP, dopo l’approvazione della legge 4/2013 ha fatto alla politica; dopo aver dato dignità ai professionisti associativi era arrivato il momento di aprire loro il mercato e dare loro maggiori tutele. Così poco dopo il nostro Convegno del 2015 l’allora Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, inserì due slides nella presentazione della stabilità 2016, due slides che mostravano chiaramente di voler promuovere un Jobs act del lavoro autonomo, nasce da lì il testo collegato alla manovra di finanza pubblica per il 2016. Dall’approvazione della manovra alla prima uscita del ddl siamo stati impegnati a dialogare con l’allora sottosegretario Nannicini e il consigliere Leonardi per presentare un testo che fosse in grado di soddisfare le aspettative di noi professionisti. Il testo esce nei primi mesi del 2016 con l’impegno che sarà migliorato nel dibattito parlamentare. Molte richieste del CoLAP erano presenti nella prima versione del DDL e abbiamo subito iniziato a lavorare con la Commissione Lavoro del Senato per migliorarlo, soprattutto nella parte relativa al rafforzamento della competitività del mondo professionale italiano.
I contenuti di parte di questo disegno nascono dal lavoro prezioso che abbiamo svolto con le Istituzioni, per esempio l’apertura del codice degli appalti ai professionisti (art.11) è frutto di un lavoro intenso con il ministero della funzione pubblica che ci ha ascoltati e condiviso le nostre sollecitazioni; l’introduzione del ruolo di professionisti nei centri di promozione delle professioni (Art.9) nasce dal un confronto con il Presidente dell’ANPAL; l’indennità per maternità e l’allargamento della malattia a chi è sottoposto a cure lunghe e invalidanti è frutto di un lavoro fatto con la Presidenza del consiglio.
Molte delle nostre proposte le abbiamo quindi ritrovate nella prima bozza del DDL Lavoro autonomo.
Vi illustro di seguito i punti salienti del DDL evidenziando anche le integrazioni che abbiamo contestato e che continueremo a contestare.
Il disegno di legge prevede, in termini di sviluppo della competitività:

  • la deducibilità integrale delle spese collegate all’attività professionale ed alla formazione (nel limite di 10 mila euro per la formazione ed aggiornamento, di 5 mila per le certificazioni, sarà possibile inserire in questi limiti anche i costi per l’attestazione e per l’iscrizione all’associazione – vi manderemo a breve un appunto);
  • l’istituzione nei centri per l’impiego di uno sportello dedicato al lavoro autonomo, anche stipulando convenzioni non onerose anche con le associazioni costituite ai sensi degli articoli 4, comma 1, e 5 della legge 14 gennaio 2013, n. 4
  • la partecipazione dei lavoratori autonomi agli appalti pubblici, sia potenziando il sistema informativo che agevolando l’accesso ai bandi di gara;
  • l’equiparazione dei lavoratori alle piccole e medie imprese fini dell’accesso ai piani operativi regionali e nazionali a valere sui fondi strutturali europei.

Gli interventi per la tutela della gravidanza, della malattia e dell’infortunio riguardano:

  • per gli iscritti in via esclusiva alla gestione separata Inps, non titolari di pensione, l’estensione del congedo parentale a un periodo massimo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino
  • il riconoscimento dell’indennità di maternità a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro
  • l’equiparazione dei periodi di malattia conseguenti a trattamenti terapeutici per malattie oncologiche o gravi patologie cronico-degenerative alla degenza ospedaliera
  • l’introduzione di una delega finalizzata all’ ampliamento delle prestazioni di maternità e di malattia riconosciute ai lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata.

Rimangono nel testo alcune previsioni che, come anticipato, non apprezziamo e rispetto alle quali abbiamo già manifestato tutto il nostro dissenso nelle sedi competenti; mi riferisco all’attuale formulazione dell’art.5 (che prevede la rimessioni di atti pubblici alle sole professioni organizzate in ordini e collegi). Trattandosi di una delega al Governo, agiremo negli spazi di esercizio delle delega per rinnovare la nostra proposta di allargare l’art. 5 anche ai professionisti di cui alla legge 4/2013. L’articolo 6 che prevedeva maggiore protezione sociale per i soli professionisti ordinisti siamo riusciti con un emendamento alla Camera ad allargarla anche ai professionisti iscritti alla GS.
In conclusione, il testo licenziato dalla Camera e che presumibilmente non subirà modifiche nel prossimo passaggio al Senato, ha recepito molte delle proposte, ma presenta a tutt’oggi molte criticità rispetto alle quali non rimarremo silenti; va considerato come un testo di partenza su cui lavorare. L’obiettivo del testo era:

  • Facilitare l’apertura di nuove partite iva
  • Rendere sostenibile le “vecchie” partite iva (fisco e competitività)
  • Aumentare le tutele per i lavoratori e le lavoratrici autonome

Possiamo dire che ci sentiamo soddisfatti rispetto all’incremento delle tutele sugli altri punti molto altro si poteva fare, pertanto il nostro lavoro non finisce qui.
Purtroppo il mondo professionale non è riuscito a ricompattarsi in questa grande possibilità che avevamo, molti si sono opposti all’introduzione diffusa della legge 4/2013 e lo hanno fatto in nome della libertà di professione nascondendo in realtà, e nei fatti la volontà di rafforzare il sistema professionale italiano a discapito della competitività e della competenza; ci resta davvero poco chiaro come rappresentanti di professioni non regolamentate possano ancora essere diffidenti verso la legge 4, ci viene il dubbio che l’obiettivo non sia promuovere un sistema liberale delle professioni, ma consolidare diritti e privilegi acquisiti immotivatamente di italiani.

A cura di Emiliana Alessandrucci – Presidente CoLAP Nazionale

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