L’IMPORTANZA DI INVESTIRE NEL PROCESSO DI ATTESTAZIONE DI QUALITA’ E QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE AI SENSI DELLA LEGGE 4/2013

a cura di Emiliana Alessandrucci – Presidente CoLAP Nazionale

La legge 4/2013 è stata sempre considerata da noi del CoLAP il “blocco di partenza” da cui il mondo delle associazioni professionali avrebbe iniziato la sua corsa, più maratona che 100 metri, verso un sistema qualificato e qualificante delle professioni.

La legge 4/2013 ha come fine principe la tutela del cliente, sia esso impresa o individuo, e su questo abbiamo deciso di investire le nostre energie. Eravamo convinti, ispirati soprattutto dai “cattivi” esempi esistenti nel nostro Paese, che occorreva puntare sulle competenze, sull’innovazione, sulla deontologia; rafforzandole e verificandole non solo in ingresso, ma durante tutto l’arco della vita professionale. Il nostro obiettivo è da subito stato puntare ad un sistema rigoroso e virtuoso, che necessariamente ci chiedeva di stringere le maglie dei controlli. Alle Associazioni è stato affidato un ruolo ambizioso, pertanto l’investimento che abbiamo chiesto loro è stato importante. La garanzie del cliente, lo dice chiaramente la legge quando definisce i requisiti necessari che il professionista deve detenere per ottenere l’attestazione, passa per la verifica dei titoli in ingresso e delle competenze acquisite, ma anche attraverso il rispetto di standard qualitativi. Questa è la vera innovazione: le associazioni non verificano solo le competenze acquisite e aggiornate attraverso la formazione, ma devono entrare direttamente nell’esercizio della professione, non basta più “fornire la cassetta degli attrezzi”, ma occorre anche controllare come “tali attrezzi vengono utilizzati”. Questa è stata la vera rivoluzione, che abbiamo solo iniziato.

Il grande lavoro che le Associazioni dovevano intraprendere è partito dal rendere formale e condiviso tutto quello che fino al 2013 era considerato prassi: definizione dei profili di competenze, indicazioni di percorsi per apprenderle, definizione di codici di condotta, di norme deontologiche e di standard qualitativi da rispettare nell’esercizio della professione. Diverse associazioni hanno iniziato il percorso di strutturazione, altre stanno ancora sforzandosi di raccordare la parte formativa, con quella operativa, con quella valutativa.
Il vero punto critico è stato, non tanto intervenire nella definizione degli standard professionali (frutto di processi di confronto, mediazione e condivisione), quanto nel trovare strumenti idonei e accettati di valutazione degli stessi. Abbiamo scoperto che i professionisti sono molto “individualisti” e che non amano la valutazione dei pari (quella dei clienti appare leggermente più tollerata). Ad ogni associazione è stata lasciata libertà di organizzazione del processo valutativo, ogni associazione, tenendo conto anche delle peculiarità della professione, ha lavorato per trovare il processo più congruo, ma anche più ampiamente condiviso dai soci. L’altro passaggio delicato, che tuttora è in “working in progress” è l’informazione e la sensibilizzazione del nostro cliente. Il cliente deve riconoscere, nel professionista che sceglie, il percorso che ha fatto, gli impegni che ha assunto, e la qualità che è in grado di offrire. Su questo ambizioso obiettivo dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme.

Molti professionisti e anche molte associazioni si sono domandate quali siano i “PLUS” di un investimento così oneroso. La legge 4/2013, senza questo lavoro di qualità, che il CoLAP ha proposto e incoraggiato, risulta totalmente inefficace. L’obiettivo infatti è promuovere un sistema professionale libero, ma in grado di garantire l’utenza premiando le competenze, la professionalità e la qualità del professionista e del servizio professionale da esso erogato. Le associazioni hanno il dovere di ripensarsi, di definirsi (nel nuovo ruolo e in favore della professione) e di darsi delle regole rigide e inattaccabili, se davvero crediamo nei principi della legge 4/2013, che abbiamo rincorso per circa 15 anni, dobbiamo stringere le maglie delle nostre associazioni valorizzando i professionisti che rispettano le regole, potenziano le competenze e si attengono agli standard qualitativi richiesti e alle norme deontologiche definite. Questo processo di miglioramento diventerà un passaggio obbligato per le associazioni e i professionisti, perché le organizzazioni private, il cliente, le Istituzioni per identificare il proprio professionista richiederanno sistemi di garanzia sulle competenze: certificazioni, attestazioni, validazioni. Pertanto lavorare su un sistema credibile e strutturato di attestazione diviene anche lo strumento per garantire occupabilità.

La definizione del profilo, la identificazione dei percorsi in ingresso alla professione e la formazione permanente sono uno sforzo concettuale e organizzativo che le associazioni devono fare e che, proprio per la libertà organizzativa che lascia la legge 4/2013, non è scontato. Abbiamo, in questi anni, realizzato diverse best practice da presentare alle Istituzioni e alle altre Associazioni, ma potremmo parlare di un sistema virtuoso solo quando tutte le associazioni CoLAP avranno investito in questo processo di qualità e qualificazione.

A cura di Emiliana Alessandrucci – Presidente CoLAP Nazionale

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