“Il corpo ha un’anima che si manifesta anche attraverso il respiro”   –   Dr. V.M. Bhole.

 

L’universo è energia vibrante, si espande e si contrae.

Noi “microcosmo” vibriamo e pulsiamo esattamente come l’universo.

È facile sperimentare queste due forze: “espansione e contrazione” osservando quello che accade nel nostro corpo: il cuore pulsa, si contrae e si rilascia, i polmoni si contraggono e si espandono e la stessa cosa accade ai nostri muscoli.

Possiamo paragonare il nostro corpo a uno strumento musicale, è il respiro che lo fa suonare (vibrare).

Quando il nostro stato mentale è in pace,  il respiro è lieve, quasi difficile da percepire e le vibrazioni prodotte dall’ingresso dell’aria sono armoniche, il nostro strumento è ben accordato. Al contrario quando ci troviamo in uno stato di confusione,  c’è disarmonia e dal nostro strumento escono note sgradevoli, in senso figurato la “sinfonia” che stiamo eseguendo non è piacevole da ascoltare.

Cos’è che ci tiene sempre uniti con l’esterno cioè con il macrocosmo?

Il respiro!

Siamo in contatto permanente con l’esterno attraverso il respiro.

Le finestre che ci uniscono al macrocosmo sono le narici. L’aria dall’esterno entra nel nostro interno attraverso queste porte.

 

Varie volte mi sono posto questa domanda:” Perché nessuno ci ha insegnato a respirare?”

Nella nostra esistenza dobbiamo sempre studiare per migliorare la conoscenza, progettare e imparare a usare strumenti e così via.

Senza mangiare possiamo rimanere in vita per alcuni giorni, senza bere per un tempo più breve, ma senza respirare solo per una manciata di minuti.

Nessuno ci ha insegnato a respirare perché questa funzione avviene in modo spontaneo e autonomo. Guai se non fosse così.

La prima cosa che facciamo appena usciti dal grembo materno è fare un’inspirazione, l’ultima cosa della nostra esistenza terrena è un’espirazione. Si chiude così un ciclo.

Saper respirare in modo corretto è importante sia a livello fisico sia a livello mentale.

Nel primo caso attiviamo tutti i muscoli preposti al respiro, alcuni sono specifici per l’inspirazione:

 

Sternocleidomastoidei.

Scaleni.

Intercostali esterni.

Dentato anteriore.

 

Altri specifici per l’espirazione:

 

Intercostali interni.

Retti addominali.

Obliqui.

Traverso dell’addome

 

Domanda: “Quando respiriamo in modo spontaneo usiamo tutti questi muscoli?”

Provate a osservare.

Respirando in modo corretto tutti i muscoli respiratori si attivano, si tonificano, nel corpo entra più ossigeno e energia vitale (Prāņa). Tutte le nostre cellule si ossigenano, si purificano e si nutrono perché il sangue è più ricco di ossigeno e di sostanze nutritive.

Il respiro non solo influisce sul nostro stato fisico ma anche su quello emozionale. È per questo motivo che sapendolo manipolare, noi riusciamo a modificare il nostro stato d’animo.

 

Il respiro fa da ponte tra mente e corpo, tutti e tre (respiro, mente e corpo) sono condizionati dalle emozioni.

Il nostro respiro si modifica spesso durante il corso della giornata, può diventare veloce, lento, leggero, profondo, con apnee prolungate o addirittura assenti.

Questo accade a causa delle emozioni e della stimolazione dei sensi.

Se siamo seduti e leggiamo, il respiro è calmo, se quello che leggiamo ci emoziona il respiro si modifica.

Quando il respiro è irregolare la mente vacilla, quando è regolare la mente è salda.

Nell’ Hata-Yoga Pradipikā si legge: ”Quando il respiro è instabile anche la mente è instabile. Quando il respiro è stabile anche la mente è stabile.”

Questo fa comprendere quanto è importante saper manipolare il respiro.

Quando il respiro  è influenzato dalle emozioni, si modifica facendoci vivere più intensamente l’emozione e nello stesso tempo diventa ammortizzatore evitando i danni che l’emozione può creare sul corpo e sulla mente.

Perché l’emozione può creare danni?

Una forte emozione richiede una grande quantità di energia che il più delle volte è incontrollata, sfugge di mano.

Il respiro controllato fa da ammortizzatore perché le tensioni in eccesso si possono scaricare.

Una respirazione agitata, breve e irregolare agisce sul sistema nervoso creando tensione. Questa tensione dovrà essere smaltita al più presto. Un  aiuto efficace si può avere attraverso il Prāņāyāma (tecniche di manipolazione e controllo del respiro).

Se il nostro respiro è sempre veloce e poco profondo, a lungo andare ci logora, è un po’ come tenere costantemente  il motore dell’automobile su di giri.

Una respirazione lenta, profonda e ritmica agisce sul sistema nervoso, riduce e tiene sotto controllo la bramosia . La mente si prepara alla concentrazione.

Quando ci sentiamo privi di energia, senza forze, facciamo delle inspirazioni profonde, lente e lunghe e espiriamo velocemente.

Quando invece siamo agitati, irritati, alterati, facciamo una respirazione contraria a quanto detto in precedenza e otterremo la calma.

Per riuscire a controllare la mente abbiamo un mezzo eccezionale:

il controllo del respiro”.

è facile controllare il respiro?

Purtroppo non è facile.

è difficile controllare il respiro perché bisogna osservarlo e diventarne consapevoli.

È necessario essere in grado di attivare il distacco, altrimenti quando ci troviamo in uno stato di agitazione, facilmente ci lasciamo sopraffare da quei pensieri che hanno creato l’emozione.

È una sensazione bellissima ascoltare il respiro lasciandolo fluire liberamente.

È importante esercitarsi in modo costante perché solo dopo aver raggiunto una discreta padronanza sulla sua manipolazione e ascolto, si possono percepire delle sensazioni molto piacevoli e rilassanti, ottenendo  la pace e la beatitudine.

Si riesce a ottenere questo stato solo con la pratica costante del Prāņāyāma perché  è grazie ad esso che riusciamo ad avere la  padronanza del respiro.

Perché l’osservazione del respiro ci porta alla calma e alla pace interiore?

Perché durante l’espirazione c’è il rilascio delle endorfine e si ottiene l’attenuazione delle tensioni e anche del dolore.

 

L’energia va dove la mente vuole.

 

Prima di iniziare il trattamento di Reflessologia plantare  è opportuno prepararci fisicamente ma ancor di più mentalmente.

Come possiamo pensare di riuscire a rilassare la persona che stiamo per trattare se non siamo in grado di rilassare noi stessi?

Se la persona che stiamo per trattare è priva o carente di energia vitale o si trova in uno stato di agitazione, dobbiamo essere in grado di rivitalizzarla o calmarla sia attraverso la tecnica reflessologica, sia attraverso le tecniche della manipolazione del respiro.

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