Di Biagio Franco

VISTA. Questo senso è molto importante nel nostro lavoro, ci permette di avere una prima impressione della persona che abbiamo davanti e di focalizzare meglio l’attenzione sul lavoro che svolgeremo a livello tattile.

Il piede comunica lo stato di salute del corpo attraverso vari segnali: il colore, la struttura, la conformazione delle dita, le cheratosi, le rughe, l’aspetto delle unghie, l’ispessimento della pelle, i calli, i duroni, gli avvallamenti, la tonicità muscolare, la forma, ecc…

Il piede destro corrisponde alla parte razionale di noi,  quello sinistro  corrisponde alla sfera dell’inconscio, all’affettività, all’istintività. A livello emozionale il piede destro corrisponde al presente e al nostro lato maschile, mentre il piede sinistro, al  passato ed alla parte femminile.

I segnali visivi che il piede comunica sono i più vari: ad esempio, verruche e funghi possono indicare una alimentazione troppo ricca di grassi, mentre l’alluce valgo è riconducibile a disturbi della cervicale, del collo e della tiroide.  Quando il secondo dito sovrasta l’alluce ci indica che la persona è  iperattiva.

Il piede ci parla dello stato di salute del nostro cliente, non solo durante la ricerca ma anche tra una seduta e l’altra, perché riflette la reazione del corpo durante tutta la durata del  trattamento e mostra specularmene come le funzioni vitali si modifichino.

Anche il colore ci da delle indicazioni sullo stato di salute di un individuo e il conseguente cambiamento che avviene nell’organismo tra un trattamento e l’altro.

Possiamo vedere, per esempio, che una zona del piede troppo rossa, indice di iperattività, diventi rosea, indice di uno stato di lavoro più equilibrato dell’organo corrispondente o, una zona molto bianca inizi a diventare più rosea. Possiamo vedere una zona con pelle cheratinosa diventare più morbida o addirittura vedere sparire la cheratosi, viceversa, può  capitare che una zona bianca diventi rossa e in questo caso significa che abbiamo stimolato troppo  l’organo corrispondente e che questo è diventato iperattivo.

L’intensità di colore è sempre riferita in rapporto al colore base che potrebbe avere il piede di una persona sana, ovvero: le dita di colore rosa, zona polmoni rosa carico, zona intestino bianco e zona tallone marroncino-beige.

I piedi ci mostrano il modo in cui una persona cammina attraverso la vita e tutto quello che avviene dal momento del concepimento: ogni situazione, ogni trauma ed ogni blocco i piedi  lo manifestano!

 

OLFATTO.  Anche l’olfatto può captare lo stato di salute di un individuo attraverso l’odore che i piedi emanano. Il cattivo odore, in generale, ci può indicare  che vi sono delle disfunzioni a livello intestinale, mentre l’odore di acetone evidenzia problemi del pancreas cosi come l’odore dolciastro può evidenziare dei disturbi anche seri legati alla milza. L’odore salato ci può indicare che i reni sono affaticati, mentre se è pungente ci possono essere disturbi all’intestino crasso infine se l’odore è quello del cuoio i problemi potrebbero riguardare la  circolazione sanguigna.

L’odore molto forte, aspro ed estremamente sgradevole ci può suggerire che il nostro cliente possa avere i reni affaticati a causa di ipertensione arteriosa, se il cattivo odore proviene dagli spazi infradigitali il problema può essere localizzato a livello renale.

 

TATTO: Dopo aver osservato bene il piede, per effettuare una buona “Ricerca Reflessologica” occorre manipolare il piede con pressioni adeguate e di intensità  presso ria costante.

Il “tatto”è il senso a cui noi Reflessologi facciamo maggiormente riferimento per aiutare chi si rivolge a noi, non per questo dobbiamo però perdere di vista gli altri sensi.

Parliamo del “saper toccare” come “senso”  del nostro lavoro, dove il “tocco” o il “tatto” devono essere intesi come simbolo della nostra presenza nei confronti del  cliente e  come passione per il nostro lavoro.

Saper toccare significa imprimere durante il nostro trattamento la pressione adeguata per  stimolare al meglio i cambiamenti che devono avvenire nell’organismo del nostro cliente: esercitando una pressione leggera andremo ad agire sul Sistema Nervoso, mentre con una pressione media stimoleremo, oltre l’organo fisico, anche  la corrispondente parte emozionale.

Una pressione forte, in fine, solleciterà gli organi dolenti provocando una reazione evidente ed attiva di tutto l’organismo.

La pressione deve essere sempre abbinata ad una modalità di esecuzione: veloce, profonda, lenta, statica o in movimento.

Se la pressione è esercitata con movimento veloce otterremo una stimolazione dell’organo interessato, con movimento veloce e profondo, avremo una maggior stimolazione coinvolgendo le parti interessate dal dolore. In questo caso occorre insegnare al nostro cliente come sopportare il dolore in modo da renderlo non un nemico, ma un alleato necessario per star meglio. Tutti noi desideriamo non sentire  dolore, ma  in tante situazioni  questo è un passaggio imprescindibile.

Se la pressione è lenta e profonda avremo una tonificazione dell’organo corrispondente e il rilassamento generale della persona.

Come si può capire quale intensità di pressione sia più adatta alla persona che si ha davanti?

La conformazione dei piedi ci indica la tolleranza della persona a una pressione più o meno pesante; ad esempio: se nel piede  la zona corrispondente all’apparato digerente è molto ampia, cercheremo di operare lentamente e con pressione media per le prime sedute, nelle seguenti, se possibile, verranno effettuati altri tipi di pressioni. Se è la zona polmonare ad essere molto ampia, lavoreremo con pressioni forti. Quando i piedi hanno le dita dritte e lunghe e la zona polmoni stretta, cercheremo di adottare una pressione leggera all’inizio e di aumentarla man mano in base alla reazione al trattamento. Se i piedi presentano una zona pelvica ampia, agiremo con pressioni forti.

Queste sono indicazioni generali che potranno variare in base allo stato fisico e psico-emozionale della persona che tratteremo.

 

UDITO. Occorre ascoltare la persona che abbiamo davanti, non solo durante la ricerca, ma anche tra una seduta e l’altra. Le persone dicono ciò che sentono in quel momento, che nella maggior parte dei  casi non corrisponde alla realtà logica del loro stato fisico e psicologico: è come se fosse il loro inconscio a parlare.

 “… la parola è stata data all’uomo per nascondere il suo pensiero…” scriveva Mirabeau.

Il Reflessologo ha il compito di saper ascoltare: l’ascolto,  nel nostro lavoro è fondamentale per capire come  aiutare il cliente a migliorare, modificare il proprio percorso e forse…insegnarli ad ascoltarsi!

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