A cura dell’On. Tiziana Ciprini – Commissione Lavoro Camera dei Deputati

Il contributo per l’acquisto di servizi per l’infanzia è stato previsto dall’articolo 4, comma 24, lettera b) della legge 28 giugno 2012, n. 92, che ha introdotto in via sperimentale la possibilità per le lavoratrici, dipendenti ed iscritte alla Gestione separata, di richiedere un contributo economico utilizzabile alternativamente:
– per il servizio di baby-sitting;
– per far fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati.
La peculiarità di tale misura consiste nella possibilità per la madre lavoratrice di richiedere, al termine del congedo di maternità ed entro gli undici mesi successivi, in alternativa al congedo parentale, un contributo per l’acquisto di servizi per l’infanzia sotto forma di corresponsione di un voucher per il servizio di baby sitting ovvero sotto forma di un contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, per un massimo di sei mesi.
La legge di stabilità per l’anno 2016 ha disposto l’estensione del beneficio anche per le madri lavoratrici autonome o imprenditrici, nel limite di spesa di 2 milioni di euro (art. 1, comma 282 e 283, della legge n. 208 del 2015).

Recentemente il beneficio è stato riconosciuto anche per il biennio 2017-2018, nei limiti delle risorse economiche indicate nell’art. 1, comma 357 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (c.d. legge di bilancio 2017), pari a 10 milioni di euro per ciascuno dei due anni ed erogato nei limiti delle suddette risorse secondo l’ordine di presentazione delle domande.

L’adozione di questa misura e l’estensione anche alle madri lavoratrici autonome è particolarmente utile poiché consente loro di tornare a lavoro subito dopo il congedo di maternità, richiedendo il suddetto contributo in alternativa al congedo parentale così avvalendosi dell’utilizzo dei voucher concessi dallo Stato per pagare la baby sitter oppure di un contributo per pagare la retta dell’asilo nido.
Dunque possono presentare domanda e richiedere i voucher Inps per babysitter e asilo nido le seguenti categorie di lavoratrici:

  • lavoratrici dipendenti pubbliche o private;
  • lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS (usufruiscono di soli 3 mesi di beneficio);
  • libere professioniste non iscritte ad altra forma previdenziale obbligatoria e non pensionate.
  • lavoratrici autonome non parasubordinate (non iscritte alla gestione separata INPS) e imprenditrici.

Condizione necessaria per ottenere il beneficio, se in possesso dei requisiti necessari, è avere diritto al congedo parentale e presentare la domanda negli 11 mesi successivi al congedo di maternità senza aver usufruito del congedo parentale.
Si ricorda che per la categoria delle lavoratrici iscritte alla gestione Separata INPS e autonome, il diritto al congedo parentale è fruibile per un massimo tre mesi entro l’anno di vita del bambino oppure entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato/affidato, a condizione che la lavoratrice sia in regola con il versamento dei contributi.

Il beneficio consiste in un contributo per un importo massimo di 600,00 euro mensili per un periodo complessivo non superiore a sei mesi ovvero tre mesi se si tratta di lavoratrice iscritta alla gestione separata o autonoma.
Nel caso in cui la madre lavoratrice richieda il contributo per l’acquisto dei servizi di baby sitting, dovrà munirsi di codice PIN Inps e l’INPS corrisponderà alla lavoratrice madre 600 euro in voucher, secondo le modalità di cui alla circolare n. 75 del 6 maggio 2016, per ogni mese di congedo parentale al quale la stessa rinuncia.
Il contributo per la fruizione della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, invece, verrà erogato attraverso pagamento diretto da parte dell’INPS alla struttura prescelta dalla lavoratrice madre, fino a concorrenza dell’importo di 600 euro mensili per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia. La mamma deve presentare adeguata certificazione attestante la frequenza del bambino dell’asilo nido individuato tra quelli ammessi al beneficio (in tal caso occorre consultare l’elenco messo a disposizione sul sito dell’INPS). La somma sarà pagata direttamente alla struttura prescelta la quale dovrà presentare richiesta di pagamento e la documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice madre rinuncia.

Il contributo è erogato per un periodo massimo di tre mesi, solo per frazioni mensili intere, in alternativa alla fruizione di altrettanti mesi di congedo parentale ai quali la lavoratrice, di conseguenza, rinuncia.
Invece i voucher baby-sitter dovranno essere “ritirati” dalla mamma lavoratrice entro 120 giorni successivi all’accoglimento della domanda secondo la procedura telematica dell’INPS che li rilascia in modalità telematica.
I voucher Inps devono essere utilizzati non oltre la scadenza e previa comunicazione all’INPS della data di inizio e fine della prestazione e dei dati dell’utilizzatore, secondo le regole d’utilizzo dei buoni lavoro Inps.
Poiché ad oggi i voucher sono stati aboliti con il recentissimo decreto legge n. 25 del 2017, ci saranno sicuramente delle modifiche al decreto legge in esame per consentire l’utilizzo di tali voucher in alternativa al congedo parentale.

La presentazione delle domande sarà consentita fino al 31 dicembre 2018, o comunque fino ad esaurimento dello stanziamento di 10 milioni di euro per ciascuno dei due anni (2017 e 2018), di cui alla legge di bilancio per il 2017, purché sia concluso il teorico periodo di fruizione dell’indennità di maternità (tale periodo, nei casi di parto e di affidamento non preadottivo, coincide con i tre mesi dalla data di nascita o di ingresso in famiglia), non sia decorso 1 anno dalla nascita o dall’ingresso in famiglia (nei casi di adozione e affidamento) del minore.
Le modalità di erogazione e tutti gli adempimenti sono stati ora regolati dalla circolare INPS del 12 e 14 dicembre 2016.

Nel 2016 c’è stato un vero e proprio boom di domande e l’Inps, a luglio dell’anno scorso, ha informato mamme e papà di aver terminato i 20 milioni a disposizione per il 2016 e di non poter accettare più altre domande.
Per questo recentemente in occasione dell’esame in Commissione lavoro del disegno di legge sul lavoro autonomo, il Movimento 5 Stelle, con un emendamento di cui sono prima firmataria, ha presentato un emendamento per rendere strutturale e stabile la misura della possibilità di richiedere il contributo economico per l’acquisto di servizi per l’infanzia in alternativa al congedo parentale per le lavoratici autonome ma, del tutto inopinatamente, è stato respinto dalla maggioranza.

Ebbene il 9 marzo scorso durante la discussione del suddetto disegno di legge sul lavoro autonomo è stato approvato dalla Camera dei Deputati l’ordine del giorno, di cui sono cofirmataria, che impegna il Governo a valutare l’opportunità di rendere strutturale la suddetta sperimentazione e ad adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, nell’ambito di futuri provvedimenti economico – finanziari, misure economiche più vantaggiose, volte ad ampliare l’accesso al beneficio del voucher baby sitting e asilo nido, in favore delle lavoratrici – madri autonome e imprenditrici.
Sappiamo che molto c’è ancora da fare sui temi della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e della tutela della maternità (e non solo) a favore degli autonomi, tuttavia posso assicurare l’impegno e la presenza del Movimento 5 stelle per il sostegno e la crescita di tutto il mondo del lavoro autonomo.

 

A cura dell’On. Tiziana Ciprini – Commissione Lavoro Camera dei Deputati

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