Inquadramento fiscale

Valido anche per il Reflessologo Plantare

di Savina Bonnin e Renzo Chiampo

TESTO  RICAVATO dall’ articolo apparso su SHIATSU NEWS n.45  – Settembre 2014

Per svolgere l’attività di operatore shiatsu esistono, al momento, solo 4 possibilità: a) quale operatore con partita IVA b) quale operatore occasionale senza partita IVA c) in nero d) gratuitamente.     Per quanto concerne la partita IVA attualmente vi sono tre regimi:   – il contribuente minimo – il contribuente ordinario che a sua volta si distingue in ordinario ex minimo (chi pur non superando i 30.000 euro annui di fatturato non può più rientrare nei contribuenti minimi, ad esempio perché sono già trascorsi i 5 anni nel regime di vantaggio) ed il contribuente ordinario propriamente detto. Chi opera nel regime dei contribuenti minimi, in particolare chi svolge l’attività come secondo lavoro, non ha sicuramente problemi di entità minima di giro d’affari.   L’imposizione fiscale del contribuente minimo consiste in un’imposta, sostitutiva dell’IRPEF, del 5% calcolata sulla differenza tra i compensi incassati e le spese sostenute per l’esercizio dell’attività, ulteriormente dedotta dei contributi INPS versati nell’anno. Sotto il profilo previdenziale l’operatore shiatsu è tenuto all’iscrizione nella gestione separata dell’INPS ed a versare un contributo annuo, che per l’anno 2014 corrisponde al 27,72% se non si hanno altre coperture previdenziali, oppure al 22% se si è anche lavoratore  dipendente o  pensionato, calcolato sulla differenza tra compensi incassati e spese sostenute. Il contribuente minimo non è soggetto all’IVA, quindi non la applica sulle fatture che emette.   Per chi opera nel regime ordinario propriamente detto non dovrebbe sussistere il problema del giro d’affari troppo basso, in quanto lo stesso eccede i 30.000 euro. Sempre che i costi dichiarati siano congrui.   Chi opera nel regime ordinario agevolato (= ex minimi) è sì soggetto agli studi di settore, ma questi sono legati soprattutto alle ore di attività  effettivamente svolte, che, di fatto, nel settore olistico si traducono in un ricavo presunto (= fatturato IVA esclusa) di  meno di 30 euro all’ora. Se potrebbe essere un problema per il contribuente ordinario che svolge attività esclusiva riuscire a sostenere che in un anno ha lavorato per sole 100 ore, non lo è sicuramente per il contribuente che svolge l’attività in aggiunta ad un’altra attività principale, in particolare se questa è un lavoro dipendente od è pensionato. È chiaro che bisogna fare attenzione ai costi che si dichiarano, che in ogni caso, per non essere a rischio di ripresa fiscale, devono essere consoni in relazione ai ricavi. Il contribuente ordinario è soggetto all’IRPEF, che è un’imposta “progressiva”, e cioè sino a 15.000 euro  di reddito imponibile si paga il 23%, da 15.001 a 28.000 il 27%, da 28.001 a 55.000 il 38%, e così via. L’imposta è calcolata sulla differenza tra i compensi incassati e le spese sostenute per l’esercizio dell’attività; i contributi versati all’INPS vengono dedotti dal reddito complessivo. Se il reddito non supera i 4800 euro spetta una detrazione d’imposta di 1104 euro, per cui non si pagano imposte (4800 x 23% = 1104). Con l’aumentare del reddito imponibile tale detrazione diminuisce sino a ridursi a zero per un reddito di 55.000 euro. Oltre all’IRPEF sono dovute le addizionali Regionale e Comunale. È di tutta evidenza che, se si possiede il solo reddito di lavoro autonomo, l’imposizione fiscale, nelle fasce basse di reddito, è addirittura inferiore dei quella del contribuente minimo. Mentre se già si possiedono altri redditi, ad esempio di lavoro dipendente o di pensione, l’imposizione IRPEF relativa all’attività di lavoratore autonomo potrebbe attestarsi sul 27%, se non al 38%. Ai fini previdenziali vale quanto detto per il contribuente minimo: gestione separata dell’INPS assoggettata al contributo del 27,72% o del 22%. Il contribuente ordinario è soggetto agli Studi di Settore. Sulle fatture emesse il contribuente ordinario deve applicare l’IVA in ragione del 22%, che deve essere versata all’Erario dopo aver detratta l’IVA sugli acquisti.   Il lavoro occasionale può essere legittimamente svolto da chi opera esclusivamente con associazioni o con soggetti titolari di partiva IVA e non deve eccedere nel corso dell’anno solare i 30 giorni (o 240 ore) per ciascun committente ed un compenso complessivo annuo di 5.000 euro. Alcuni (per non dire molti) applicano illegittimamente il lavoro occasionale anche per i trattamenti verso privati, che di fatto si concludono confluendo nel lavoro in nero. L’attività dell’operatore shiatsu, o la si esercita professionalmente, o la si esercita gratuitamente, o non la si esercita. Se la si esercita professionalmente occorre dotarsi di partita IVA. L’attività occasionale, che deve in ogni caso confluire nella dichiarazione dei redditi, è soggetta all’IRPEF nello stesso identico modo visto per i contribuenti ordinari, tenendo presente che il committente opererà al momento del pagamento una ritenuta d’acconto del 20%, che verrà recuperata con la dichiarazione dei redditi.   Sino a 5.000 euro annui il lavoro occasionale è non assoggettato alla contribuzione INPS. Il lavoro occasionale è fuori ambito IVA.   A beneficio e giustificazione di quanti operano in nero riportiamo l’“articolo zero”, che è un articolo non scritto applicabile a tutte le leggi e decreti, e la cui validità viene riconosciuta anche dagli organismi di vigilanza:   “In assenza di controlli, verifiche, accessi od ispezioni le norme contenute nella presente legge/decreto possono essere disattese, e non vengono applicate le sanzioni ivi previste”.   Le prestazioni svolte a titolo gratuito, in qualsiasi regime si operi, sono sempre legittimamente escluse da imposizione fiscale, sia diretta, sia indiretta. In caso di prestazione gratuita non si deve emettere fattura o ricevuta alcuna. n. 45 – Settembre 2014 NEWS         STUDIO OLISTICO  o CENTRO OLISTICO   Lo STUDIO OLISTICO è situato nell’unità immobiliare nella quale l’operatore olistico svolge la propria attività ai sensi della legge 4/2013, con esclusione quindi delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’art. 2229 del codice civile, delle professioni sanitarie e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.   Lo studio olistico è una privata dimora, Nessuno vi può accedere senza autorizzazione del conduttore, o del Procuratore della Repubblica, o del direttore dell’agenzia territoriale delle Entrate, o del comandante del nucleo della Guardia di Finanza competenti. Oppure in flagranza di reato.   Il locale dove si esercita l’attività deve essere di categoria catastale A/10 (uffici e studi privati). Può essere esercitata anche in locali accatastati in C/1 (negozi e botteghe) o C/3 (laboratori per arti e mestieri), ma in tal caso è opportuno interpellare il Comune circa la non necessità di cambiare l’accatastamento in A/10,specificando esplicitamente che non si tratta di attività artigianale o commerciale. Per lo studio olistico può anche essere utilizzata una parte dell’abitazione, in utilizzo promiscuo della stessa; in tal caso permane la categoria assegnata all’abitazione (da A/1 a A/11). Trattasi di attività professionale, pertanto nessuna iscrizione alla CCIAA. I contributi INPS sono dovuti alla Gestione Separata. Il reddito rientra tra i redditi di lavoro autonomo. Non occorre alcuna autorizzazione dell’ASL di competenza, né comunicazione al Comune dove si svolge l’attività, ad eccezione della denuncia ai fini TARI.   Il CENTRO OLISTICO è situato nell’unità immobiliare nella quale si svolgono attività perlopiù di estetica, o comunque dove si effettuano massaggi. Il centro olistico è un locale aperto al pubblico. Chiunque può accedervi, e può essere allontanato forzatamente solo con l’intervento della Forza Pubblica. Il locale dove si esercita l’attività deve essere di categoria catastale C/1 (negozi o botteghe) o C/3 (laboratori per arti o mestieri). Può essere esercitato anche in locali accatastati in A/10 (uffici e studi privati), ma in  tal caso è opportuno interpellare il Comune circa la non necessità di cambiare l’accatastamento in C/3. Non si può utilizzare l’abitazione in uso promiscuo. Trattasi di attività artigianale. È pertanto necessaria l’iscrizione alla CCIAA, che non può avvenire in assenza dei titoli abilitanti (diploma di estetista o di massaggiatore). I contributi INPS sono dovuti alla gestione Artigiani (o Commercianti). Il reddito rientra tra i redditi di impresa. Occorre l’autorizzazione dell’ASL circa l’idoneità dei locali. Occorre la SCIA al Comune. Lo studio olistico può essere anche definito centro olistico, ed il centro olistico può anche essere definito studio olistico. Non ha importanza la terminologia utilizzata, quello che rileva è l’effettivo esercizio dell’attività. Questo per quanto attiene la legge; poi vi sono le varie interpretazioni ed  applicazioni da parte degli addetti.

Pin It on Pinterest